Wimbledon, l’erba perfetta: segreti, manutenzione e controllo millimetrico del prato

Wimbledon, l’erba perfetta_ segreti, manutenzione e controllo millimetrico del prato

Il campo centrale di Wimbledon viene utilizzato solo due settimane all’anno, durante il torneo più famoso del tennis. Dietro a quell’erba verdissima, però, c’è un anno intero di lavoro, una squadra di circa 30 giardinieri specializzati e persino un falco, Rufus.

Vediamo allora cosa si nasconde dietro l’erba più iconica del Grande Slam.

Un prato sotto i riflettori – perché la cura fa la differenza

Negli ultimi decenni, Wimbledon è diventato un evento globale e oggi vive al centro di un ecosistema che comprende diritti televisivi, sponsor, statistiche in tempo reale e un crescente interesse da parte del mondo delle scommesse sportive, in cui variabili come superficie, rimbalzo e velocità del campo diventano decisive. Un minimo cambiamento di meteo e cambiano strategie di gioco, valutazioni e persino le probabilità pre-match degli operatori presenti sulla lista dei siti scommesse ADM.

La precisione, quindi, deve essere millimetrica.

L’amore è uno solo: le sementi

Il problema che ha spinto la maggior parte dei campi da gioco a passare dall’erba al cemento o alla terra rossa è uno: l’erba si consuma.

E, dove c’è consumo, ci sono spese.

Proprio per questo, la tipologia di erba che si usa non è indifferente. Questa deve permettere un buon rimbalzo ed essere resistente al calpestio e ai movimenti degli atleti; risultano quindi perfette le graminacee, il cui gambo flessuoso assorbe bene gli urti. Alcune sono più adatte di altre e la varietà che si usa oggi è addirittura in grado di resistere a un migliaio di calpestii prima di mostrare segni di danneggiamento.

Storicamente, la miscela di semi era composta da festuca rossa (Festuca arundinacea) e loietto perenne (Lolium perenne), quest’ultimo lo stesso impiegato per i campi da calcio. Fino al 2001, la proporzione era di circa 30% di festuca e 70% di loietto e, poiché la prima tendeva a piegare verso il basso i fili del secondo, il risultato era un prato soffice e scivoloso, che rendeva i rimbalzi poco prevedibili. Non a caso, dominava lo stile serve-and-volley.

La svolta arriva nel 2001, quando lo storico giardiniere Eddie Seaward decide di eliminare la festuca e usare solo loietto perenne. Crescendo più dritto e compatto, il loietto trasforma il campo, giorno dopo giorno, in una sorta di erba “battuta”. Il gioco diventa più veloce, il rimbalzo più regolare, e Wimbledon inizia lentamente ad assomigliare – almeno nelle prestazioni – a una superficie artificiale.

Un prato che non riposa mai: la manutenzione

Prima del torneo

Il lavoro sui campi che non restano aperti ai membri del club inizia subito dopo la finale dell’edizione precedente. Il prato, ormai compresso e danneggiato, viene completamente rimosso e si lavora sul sottofondo, una miscela calibrata di argilla e sabbia, che viene corretta con riporti sabbiosi per mantenere un drenaggio perfetto. Il terreno viene poi forato per favorire l’ossigenazione e preparato alla semina autunnale.

Da questo momento in poi, i 18 campi dell’All England Club entrano in una fase di controllo quasi ossessivo: durezza del suolo, compattezza, colore delle foglie, densità degli steli e uniformità della crescita vengono monitorati quotidianamente, con migliaia di misurazioni al giorno.

Fino a marzo l’erba cresce liberamente, mantenuta tra i 12 e i 15 mm. Poi iniziano le rullature quotidiane con pesanti cilindri: un’operazione fondamentale per compattare il suolo e rendere la superficie il più uniforme possibile prima del torneo.

Durante il torneo

Immediatamente prima dell’evento – e poi ogni sera per tutta la durata – l’erba viene tagliata a 8 mm di altezza con tosaerba di precisione che utilizzano sistemi laser per garantire uniformità assoluta. Solo dopo il taglio vengono tracciate le linee di campo con del particolare gesso.

E se già il lavoro è impegnativo, diventa ancora più difficile in caso di pioggia poiché i campi dotati di tetti retrattili sono solo due:

  • Il Centre Court è dotato di un tetto retraibile dal 2009, progettato con un tessuto traslucido in PTFE (Tenara) che permette alla luce naturale di raggiungere il prato anche quando è chiuso, riducendo l’impatto sulla crescita dell’erba.
  • Il No. 1 Court, il cui tetto retraibile è stato completato nel 2019

Tutti gli altri campi vengono invece coperti con teli tradizionali. Ma anche qua, la priorità è sempre quella di preservare l’integrità del green. Quando giunge il momento di rimuovere la copertura, l’acqua accumulata deve essere eliminata completamente per evitare che finisca sul prato, compromettendone la struttura.

Un aiuto dall’alto: pesticidi, piccioni e falchi

La qualità dell’erba di Wimbledon non dipende solo da taglio, irrigazione e drenaggio. Un ruolo chiave lo svolgono anche i trattamenti fitosanitari e il controllo della fauna.

Durante l’anno – e in modo ancora più rigoroso durante il torneo – i campi vengono trattati con fungicidi, antiparassitari e regolatori della crescita attentamente selezionati. Funghi, insetti e larve possono infatti indebolire l’apparato radicale, ridurre la densità del prato e creare irregolarità che incidono direttamente sul rimbalzo della pallina.

Accanto ai parassiti invisibili, però, esiste un problema molto più evidente: i piccioni e gli uccelli urbani. I loro escrementi, altamente acidi, danneggiano l’erba e ne alterano il colore; il continuo beccare il terreno alla ricerca di insetti compromette la compattezza superficiale del campo.

È qui che entra in scena Rufus, il falco ufficiale di Wimbledon, una delle strategie di controllo biologico meglio riuscite nello sport. Volando regolarmente sopra i campi, Rufus scoraggia l’insediamento di piccioni, gabbiani e corvi, riducendo la necessità di interventi invasivi e di pulizie straordinarie.

In questo equilibrio forzato, i pesticidi proteggono ciò che vive sotto la superficie, mentre il falco difende il prato da ciò che arriva dall’alto. Un ecosistema artificiale, controllato in ogni sua parte, spinto al limite per garantire due settimane di perfezione.

Perché a Wimbledon, quando ogni rimbalzo conta, anche un solo piccione può fare la differenza.